Ue, pesca a maglie larghe per proteggere le specie a rischio

Da martedì 1 giugno è entrato in vigore il nuovo regolamento Ue per il Mediterraneo, che vieta la pesca dei piccoli pesci perché specie a rischio. Una decisione che ha scatenato le proteste delle associazioni di categoria e che apre la strada a una sfida politica di non poco conto: come conciliare la sostenibilità degli ecosistemi con quella delle tradizionali culture locali. Una questione forse più complessa di come è stata presentata dai media, e di certo non riducibile all'immaginario del "mors tua vita mea".

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Regolamento Mediterraneo pesca
Entra in vigore il nuovo regolamento Ue che vieta la pesca dei piccoli pesci
La pesca nel Mediterraneo diventa “a maglie larghe”. Da martedì 1 giugno è entrato infatti in vigore il nuovo regolamento Ue che vieta la pesca dei piccoli pesci perché specie a rischio. In particolare, non sarà più possibile la pesca su larga scala di cicerelli, calamaretti, cannolicchi, rossetti, bianchetti, latterini, seppie, telline e zerri. Oltre alle dimensioni, a cambiare sono anche le distanze dalla costa consentite per l'attività di pesca: almeno 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, e almeno 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Una decisione che ha scatenato – prevedibilmente – le proteste delle associazioni di categoria, e che mette di fronte ad una sfida per il prossimo futuro: come conciliare la sostenibilità degli ecosistemi con quella delle tradizionali culture locali della pesca.

Gli obiettivi del nuovo regolamento dettato dalla Commissione Europea sono sicuramente quelli di tutelare le specie a rischio e garantire il nutrimento ai pesci grandi. Principi ampiamente condivisibili dal punto di vista ambientale. Lo stesso Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha accolto con piacere il provvedimento "da anni – ha dichiarato a Repubblica a proposito della nuova normativa europea - con Slow Fish sosteniamo progetti di pesca responsabile e invitiamo il consumatore a dire 'no' a pesci a rischio di estinzione".

Tuttavia, è la stessa associazione Slow Food che in questo caso apre la strada a una riflessione che rende più complessa l'idea di sostenibilità, cosa che spesso capita quando dalle teorie si passa alla pratica. "Il problema sta nel fatto che le nuove disposizioni comunitarie mettono a rischio le tradizionali pratiche di pesca delle telline e dei cannolicchi lungo i litorali tirrenici, e da qui nasce l'allarme delle associazioni di categoria." dichiara infatti l'associazione da sempre impegnata per una sostenibilità della catena alimentare.

C'è da chiedersi insomma la sostenibilità di chi sia in gioco. Se quella dei sistemi di sapere e delle tecniche di pesca locale, che costituiscono una fetta del settore ittico in Italia, o quella dell'ecosistema marino. In ogni caso, come l'ecologia ci insegna, non può essere che le esigenze tra le parti di uno stesso sistema entrino in relazione tra loro meramente nei termini di un conflitto il cui risultato debba necessariamente configurarsi come la sopravvivenza di uno a scapito di quella dell'altro.

Lo stesso presidente di Agci Agrital (Associazione del settore agro-ittico-alimentare dell’AGCI), Giampaolo Buonfiglio, del resto ha definito la maniera in cui le informazioni sul nuovo regolamento europeo sono circolate in questi giorni come una “campagna mediatica” che tutta votata a dire cosa sarebbe scomparso dalle tavole degli italiani – fritti di paranza e spaghetti alle telline in primis – ha un po' snaturato gli effetti concreti delle nuove normative.

Non e' vero – ha dichiarato alla stampa Buonfiglio - che l'applicazione del Regolamento Mediterraneo in vigore da martedì farà scomparire dalle tavole telline e cannolicchi, ancora pescabili con rastrelli da natante e a mano, e diverse altre specie. Potranno diminuire i quantitativi, e le taglie più piccole di diverse specie,che lo strascico non riuscirà più a catturare”.

Insomma, la sfida politica che provvedimenti come quello appena entrato in vigore chiamano in causa, è proprio quella di trovare una strada capace di conciliare – ad esempio – la tutela della biodiversità con quella delle preziose tradizioni e tecniche della pesca nei territori. Due patrimoni altrettanto preziosi per una società che voglia dirsi basata su principi di sostenibilità.

4 Giugno 2010 - Scrivi un commento
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