Biohazard

Messina insegni: non Grandi Opere ma cura del territorio

Dopo l'ennesima tragedia dovuta al dissesto idreologico, all'urbanizzazione selvaggia e più in generale alla mancanza di una gestione del territorio consapevole è ora di ribadire che lo Stato deve smettere di investire nelle cosiddette grandi opere. Le vere grandi opere sono quelle che garantiscono la sicurezza delle persone.

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di Marco Cedolin


Trovatosi di fronte alla tragedia di Messina, dove alluvioni e frane hanno prodotto finora un bilancio di 25 morti e 38 dispersi, perfino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colto da un anelito di quel buon senso di cui generalmente difetta, è riuscito a stupirci, arrivando ad affermare quello che da troppi anni in tanti sosteniamo e scriviamo, nei reconditi anditi in cui ci è permesso esprimere le opinioni non “politicamente corrette”.

In sostanza non bisogna puntare su opere faraoniche, ma difendere con politiche e investimenti adeguati il territorio, per evitare che un nubifragio normale provochi decine vittime.

Si tratta senza dubbio di un concetto estremamente elementare, soprattutto in un paese come il nostro, dove il degrado del territorio ha raggiunto livelli tali da far si che praticamente ogni forte pioggia sia prodromica di alluvioni e frane, spesso catastrofiche. Un concetto elementare che però in Italia non è mai stato preso minimamente in considerazione, da una classe politica intimamente legata ai grandi interessi dei cementificatori, delle consorterie industriali e finanziarie ad essi collegate e dei maggiori gruppi editoriali da loro posseduti al fine di praticare l’orientamento del pensiero.

Così mentre a Messina si muore in mezzo alle macerie e al fango (e in molti altri luoghi si è morti e si morirà grazie all’incuria con cui viene gestito il territorio) la “politica” utilizza i miliardi razziati dalle tasche dei cittadini, per scavare le gallerie del TAV, dare vita ad un progetto folle come quello del Ponte (proprio) sullo Stretto di Messina, devastare le prealpi lombarde e le dolomiti con nuove autostrade, cementificare sempre più in fretta e sempre più in profondità un territorio che già versa in stato di grave malattia. Poco importa se la logica del buon senso imporrebbe di destinare quegli stessi miliardi (sembra averne preso coscienza perfino Napolitano) alla salvaguardia e non alla distruzione del territorio, perché l’unica cosa che conta sono i profitti delle multinazionali delle costruzioni (Impregilo, CMC e Astaldi sono solo tre dei tanti nomi) e di tutti i soggetti che costruiscono sul cemento la propria ricchezza.

Le parole di Napolitano, per una volta cariche di saggezza, sono così cadute nel vuoto di una classe politica ormai totalmente incapace di emanciparsi dal ruolo di funzionario al servizio dei grandi poteri industriali e finanziari. Qualcuno, come il leghista Castelli, rappresentante di un partito che almeno nell’immaginario popolare dovrebbe mantenere un forte legame con il territorio, è arrivato perfino a stizzirsi. Stizza che lo ha indotto ad affermare che la posizione di Napolitano sarebbe miope e figlia di una cultura tipicamente di sinistra, dopo essersi rallegrato per i 7 miliardi di euro spesi negli ultimi anni nel solo Veneto, proprio per la costruzione di grandi opere faraoniche (MOSE, TAV, strade ed autostrade) in larga parte devastanti per l’ambiente ed utili solo a rimpinguare le tasche dei general contractor.

Almeno per quanto concerne la miopia, l’inanità e l’assoluto spregio nei confronti del territorio, ci sentiamo in dovere di rassicurare Castelli, che in tema di grandi opere sembra un po’ confuso. Il cemento non ha colore politico e fino ad oggi in Italia è riuscito a fondere magicamente destra e sinistra all’interno della stessa “cultura” politica fatta di profitti realizzati sulle spalle dei contribuenti ed arricchimenti illeciti costruiti nell’ombra di troppe vittime innocenti.

Articolo tratto da Il corrosivo

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6 Ottobre 2009 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
7/10/09 18:01, Claudio ha scritto:
Ma che dite, il cemento non ha colore politio, il solito disco rotto. Ma se dal 1975 che non si costruiscono autostrade, bloccate proprio dai politici pensando di limitare gli sperperi dei soldi che loro facevano per le loro tasche. Così da una struttura all'avanguardia siamo arrivati a una rete colabrodo che non riesce a tenere dietro alle esigenze di qualsiasi tipo di spostamento. Ma dove vivete? Le infrastrutture non servono, ve lo ripetete centinaia di volte per convincervi. Andate in Spagna col filoambientalista Zapatero che in un anno ha aperto più di 400km. di autostrade, in Francia con il Milau o in Germania. Tra la Danimarca e la Svezia che se non sbaglio è la più ambientalista d'Europa, ebbena hanno aperto il ponte dell'Oresund di 50 e ripeto 50(cinquanta chilometri). Solo qui in Italia si riesce a dire che le ifrastrutture sono cose obsolete, certo se vi piace viaggare a dorso di mulo accomodatevi pure, ma non venite a dire che non è vero che l'economia mondiale, e quindi quella italiana, devono farne a meno. Lo so che vi piacerebbe, ma è pura utopia, anzi populismo bello e buono.
Arianna Editrice
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Biohazard significa pericolo di contaminazione biologica. Questa rubrica vuole difendere l'informazione dai virus che la contaminano e allo stesso tempo vuole contaminare come un virus positivo l'informazione dominante. Un luogo-non luogo, quindi, dove decontaminarsi dalle tossine del progresso. Dove l'uomo non lotti contro la natura, ma aspiri a costruire un rapporto simbiotico con l'ambiente, perchè quella è la sua casa ed il suo futuro.
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