Eco-Viaggiare

Turismo responsabile, o come viaggiare in punta di piedi

L'impatto ambientale e culturale che il turismo di massa ha provocato su molte popolazioni locali è sotto gli occhi di tutti. Per uscire da questo vicolo cieco senza perdere il piacere di viaggiare si sono cercate nuove strade. É nato così, nell'ambito del commercio equo-solidale e della cooperazione internazionale, il turismo responsabile che ha anche un vero e proprio codice, per guidare il viaggiatore consapevole alla scoperta di paesi lontani e meno lontani.

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di Martina Turola

porto conte
Il Parco Regionale di Porto Conte, nella zona di Alghero, in Sardegna, dove quest'estate si è tenuta la Summer School di Monitoraggio sul Turismo Sostenibile
Oramai “turismo responsabile” è un concetto entrato a far parte del linguaggio comune, ma prima di 10 anni fa non se ne sentiva parlare molto facilmente.

Di cosa si tratta davvero? Di “un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza di sé e delle proprie azioni – anche quando sono mediate dal comprare – della realtà dei paesi di destinazione, della possibilità di una scelta meditata e quindi diversa” (Associazione Italiana Turismo Responsabile).

Ma perché si è sentita l'esigenza di creare ad hoc una categoria diversa di turismo? La spiegazione sta nella diffusione del turismo di massa che è avvenuta a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Prima di quel periodo le vacanze erano un privilegio per pochi, ma con il diffondersi su larga scala di nuovi mezzi di trasporto sempre più persone hanno avuto la possibilità di spostarsi verso destinazioni prima irraggiungibili.

Complice la voglia di evadere da un sistema che diventa sempre più opprimente, località esclusive diventano più vicine, ma allo stesso tempo perdono molta della loro esclusività. Al posto di paradisi incontaminati nascono grandi alberghi, parchi di divertimento e villaggi vacanze.

In tutto questo la pubblicità gioca un ruolo importante: viaggiare diventa una manifestazione di status, un modo di apparire, a cui risulta difficile sottrarsi.

turismo responsabile
Logo dell'Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR)
L'impatto ambientale di questo tipo di turismo comincia però a farsi sempre più evidente.

Si inizia a discutere del costo ambientale dei viaggi aerei, problema dalla difficile soluzione, a meno di non prevedere mete molto più vicine.

Poi dell'impatto che i grandi complessi alberghieri hanno sui villaggi limitrofi. Per mantenere le enormi strutture ricettive diversi villaggi sono stati privati di luce ed acqua, causando pesanti disagi alla popolazione. In alcune zone del Messico gli abitanti locali non possono neanche attraversare a piedi le zone di spiaggia annesse a grandi alberghi, mentre un normale turista lo può fare, e qui entra in gioco anche la questione razzismo.

Perché non dimentichiamoci che il turismo di massa ha avuto e continua ad avere anche un forte impatto culturale sulle popolazioni locali. Spesso crea dei conflitti, linguistici e relativi agli usi e costumi. Esistono infatti turisti che pur recandosi dall'altra parte del mondo pretendono di sentirsi a casa e non si vogliono adattare neanche minimamente alle usanze locali. Si tratta di una forma di violenza nei confronti degli abitanti del posto, che purtroppo tendono a perdere come conseguenza di ciò le loro tradizioni e le loro radici.

Questo avviene soprattutto in paesi in cui l'economia locale è fortemente basata sul turismo, del cui ritorno economico i “locali” spesso beneficiano molto poco, perché i grandi tour operator riescono ad avere prezzi competitivi non solo giocando sull'economia di scala, ma anche sfruttando personale sottopagato.

birmania
Birmania: un potenziale paradiso per gli stranieri, un inferno quotidiano per chi cerca di resistere al regime
Un caso purtroppo esemplare in questo senso è quello della Birmania, dove il sistema dittatoriale che governa la nazione ha costruito grandi impianti turistici utilizzando lavoro minorile e lavoro forzato.

É in risposta a queste distorsioni del settore turistico che nasce il turismo responsabile, in Italia circa una decina di anni fa, mentre all'estero già da diversi anni prima.

L'ambiente in cui si sviluppa il nuovo approccio è quello del commercio equo e solidale e della cooperazione internazionale: diversi volontari e cooperanti chiedono di incontrare i produttori locali o viaggiare nelle nazioni dove risiedono i processi di cooperazione.

Si arriva così a forme sempre più strutturate di offerta turistica, con le prime agenzie di viaggio e i primi cataloghi.

Viene contemporaneamente sviluppato anche un codice di viaggio per il turista responsabile, comprensivo di 6 punti, che accompagnano le valutazioni di impatto ambientale:

- la non casualità: il viaggio viene costruito attorno ad un contatto umano con un gruppo locale estraneo all'industria turistica di massa;

- la preparazione del viaggio, finalizzata a sviluppare dinamiche positive fra il gruppo o il singolo turista e gli ospitanti;

- il valore culturale del viaggio come momento di approfondimento multidisciplinare;

- l'equità economica: si cerca di fare in modo che la maggior parte dei soldi spesi restino nel paese visitato, e che contemporaneamente il turista non venga sfruttato;

- la cooperazione: l'obiettivo è sostenere piccoli progetti locali a vantaggio dei gruppi di base e della gente del posto:

- si preferiscono poche destinazioni approfondite piuttosto che tante mete “mordi e fuggi”.

É bene sottolineare, come fa Riccardo Soli della Cooperativa Oltremare in un bell'articolo apparso su vagabondo.net- preziosa fonte di ispirazione anche per le righe che state leggendo - che “fare turismo responsabile non vuol dire dormire nei posti più brutti o andare a visitare le favelas dove la gente muore di fame”. Non si mette mai in mostra il lato “pietistico” del luogo visitato.

Piuttosto si cerca di “far conoscere nella sua interezza le cose belle e positive di un luogo, attraversandolo in punta di piedi”.

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30 Settembre 2009 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
1/10/09 07:00, michela ha scritto:
sono una socia di AITR, un tour operator specializzato in microvacanze in Italia. Queste due cose separate dalla virgola, vogliono affermare un pensiero a cui teniamo molto: anche l'Italia soffre del turismo di massa, di areoporti che nascono come funghi, di villaggi e alberghi e soprattutto seconde case che hanno già distrutto molto. L'impegno di tutte e tutti noi si rivolge quindi anche al nostro paese, seminando ovunque turismo responsabile. E' per questo che collaboriamo con Legambiente, le Pro loco (giovani volontari che tengono vive le culture locali), Coldiretti. E'proprio con loro che abbiamo preparato le proposte a KM0... insomma noi crediamo che qui in Italia ci sia molto ancora da fare e tanto su cui pensare.
michela di Unaltracosa Travel
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La rubrica dedicata a chi è curioso e pensa che il viaggio sia anche un modo per scoprire se stessi. Qui trovano spazio spunti e riflessioni frutto di viaggi fatti, viaggi che si vorrebbero fare e viaggi che si faranno. Due sono i protagonisti: l'ambiente che ci circonda e il viaggiatore che ne vuole fare parte in modo armonico e rispettoso. Si parla quindi di natura e delle tradizioni legate a certi luoghi, ma anche di città, terre di confine dove sperimentare nuovi laboratori di pratiche sostenibili. Ricordando sempre, come scriveva Pessoa, che I viaggi sono i viaggiatori.
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