Viaggio nel mondo che non c'è: la carta

In un mondo dove più di sei miliardi di persone lavorano ogni giorno per produrre ogni genere di merce, c’è da stupirsi se non siamo ancora sommersi da montagne di spazzatura! Discariche ed inceneritori rappresentano l’ultimo atto dell’esistenza di tanti prodotti che finiscono in fumo o sotto terra troppo presto; ma per la gran parte dei nostri rifiuti c’è spazio per una nuova vita, la possibilità di rinascere in un mondo del quale non si conosce gran che, un mondo che non c’è.

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di Valeria Oppenheimer


Inizieremo il nostro viaggio attraverso il pianeta dei materiali che possono essere riciclati partendo da quello che ha rappresentato una delle più importanti rivoluzioni nella storia della tecnica, uno dei materiali più versatili e diffusi della società moderna: la carta.

La parola deriva dal latino (charta) e significa foglio, mentre in altre lingue europee viene adoperata la radice della parola papiro (papier - francese, paper – inglese etc). Prima che gli arabi rubassero, nel 710 D.C. a dei prigionieri cinesi il segreto della fabbricazione di questo derivato della cellulosa, si usava per scrivere la pergamena, ricavata dalla pelle di animali; in Cina, al contrario, l’uso della carta era noto già da quasi mille anni, anche se per produrla si usavano stracci e altre fibre vegetali. Fu poi in Italia che, intorno al 1200, la produzione cartiera si sviluppò toccando dei livelli di qualità mai raggiunti prima; tuttavia, le materie prime usate principalmente erano ancora stracci di lino e canapa. Solo nel 1719, un francese, osservando come le vespe si costruivano il nido, ebbe l’idea di sperimentare l’utilizzo del legno come materia prima… da allora il mondo è cambiato!

Stime recenti hanno calcolato che ogni anno produciamo più o meno trecento milioni di tonnellate di carta; considerando che per crearne dieci quintali da cellulosa vergine occorre abbattere circa quindici alberi, utilizzare 440.000 litri di acqua e 7.600 kWh di energia, è ormai indispensabile riuscire a recuperare quanta più materia prima possibile! Per ottenere la stessa quantità di carta riciclata, infatti, oltre a non tagliare nessun albero, si utilizzano solo 1800 litri di acqua e 2700 kWh di energia.

Ma cosa succede ai giornali, alle riviste e ai fogli che diligentemente separiamo dal resto della spazzatura? A seconda di dove abitiamo, la raccolta differenziata viene effettuata porta a porta o in appositi contenitori di grandi dimensioni che vengono periodicamente svuotati; la carta arriva così in un impianto dove viene divisa in giornali, cartoni e carta più leggera. La prima selezione avviene tramite un processo meccanico, mentre quella più accurata viene fatta a mano, con l’ausilio di un nastro trasportatore. Gli operatori prelevano ciascuno una tipologia di carta e la depositano quindi in contenitori separati. I vari materiali vengono poi pressati e confezionati in balle da inviare alle cartiere. Qui inizia il vero e proprio trattamento per dare una nuova vita al nostro rifiuto.

Il processo inizia con il "pulper" (spappolatore), un macchinario che trita e aggiunge acqua calda, facendo diventare la carta una vera e propria poltiglia.


Corteccia da gelso di carta
Questa pasta, prima attraversa un filtro a fori larghi che trattiene la sporcizia più grossolana, quindi un depuratore che separa la pasta di cellulosa dalle restanti impurità. Per ottenere carta bianca è necessario eliminare gli inchiostri con solventi. Alla pasta così ottenuta, viene poi aggiunta cellulosa vergine in proporzioni differenti a seconda del tipo di utilizzo previsto; il prodotto finale di tutto questo complesso processo, è quella che viene chiamata carta da macero, usata principalmente per realizzare imballaggi di vario genere.

Il suo valore, sia tecnico che economico, aumenta quanto più definita è la selezione per tipologia e qualità: ci sono circa 60 diversi tipi di macero!

Qualsiasi tipo di carta può essere oggi prodotta con il 100% di carta riciclata, sia quella per usi grafici di alta qualità, carta da disegno o per fotocopie, che quella per la produzione dei giornali, oltre agli scatoloni di cartone, il cartone ondulato, la carta da pacchi e i vassoietti per uova, frutta e verdura.

Purtroppo questo processo non si può ripetere all’infinito, infatti la lavorazione comporta ogni volta una perdita di fibre del 20-25% circa per il materiale; quindi, la stessa carta da macero può essere riutilizzata solo 4 o 5 volte.

Quando la fibra riciclata non ha più la giusta consistenza però, può essere utilizzata come combustibile per produrre energia. La stessa funzione può avere la carta sporca di terra e alimenti, che finisce nel rifiuto indifferenziato.

Ma i benefici non finiscono qui; basti pensare che i 14,7 milioni di tonnellate cartacei avviati a riciclo nel periodo 1998 – 2006 hanno evitato che venissero aperte 120 discariche! Ma non solo: per ogni tonnellata di carta e cartone riciclati si sono evitate emissioni in atmosfera per 1,308 kg CO2!

In Italia abbiamo una media di circa 39,4 chilogrammi di carta riciclata all’anno per abitante, con picchi di virtuosismo che superano anche gli ottanta chilogrammi! Se vi sembra tanto, sappiate però che siamo ancora lontani, in alcune aree in particolare, dai livelli di recupero raggiunti in molti paesi dell’Unione Europea.

La raccolta differenziata della carta ha generato un risparmio stimato intorno al miliardo di euro,un aumento dei dipendenti operanti nel comparto ambientale del 18,7%, oltre ai già citati benefici…

Insomma, la strada imboccata è quella giusta, carta canta!

22 Giugno 2008 - Scrivi un commento
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