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Navi dei veleni: le rivelazioni di Fonti aprono nuovi inquietanti scenari

Dalle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti emergono intrecci tra politica, servizi segreti, faccendieri e malavita organizzata, su uno sfondo internazionale. WWF: “Invochiamo più coordinamento tra le Procure e uno scambio informazioni tra le Commissioni parlamentari competenti”.

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relitto
Dalle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti emergono intrecci tra politica, servizi segreti, faccendieri e malavita organizzata, su uno sfondo internazionale
La domanda che il WWF aveva posto pochi giorni fa, in occasione del ritrovamento della nave affondata al largo di Cetraro forse comincia a trovare una risposta: chi ha coperto per anni il traffico di rifiuti e l’affondamento delle navi dei veleni? Come è stato possibile per oltre 10 anni perseverare nell’inerzia istituzionale su queste vicende?

Forse la risposta è nelle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, intervistato oggi dal settimanale L’Espresso, che da anni segue passo dopo passo la vicenda: nelle sue parole emergono intrecci tra politica, servizi segreti, faccendieri e malavita organizzata, su uno sfondo internazionale. Fatti gravissimi che stanno emergendo anche grazie all’impegno ed alla tenacia della Regione Calabria ed, in primis, dell’Assessore Greco.

Per il WWF, impegnato su questa vicenda da oltre 10 anni e costretto negli scorsi anni a difendersi in giudizio da pesanti richieste risarcitorie avanzate da armatori i cui nomi compaiono nelle dichiarazioni del pentito Fonti, finalmente è giunto il momento di creare: a) un coordinamento delle Procure della Repubblica che hanno promosso le varie inchieste sul traffico internazionale di rifiuti ed armi; b) uno scambio di informazioni sistematico e un coordinamento straordinario su questi temi tra la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare e il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato, che non possono più lavorare a comparti stagni.

Il fatto che ci fossero inquietanti scenari istituzionali dietro il traffico di armi e di rifiuti e' cosa nota da tempo alla Commissione Bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse e a livello governativo, come venne confermato già nel 2004 dall'allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento, on. Carlo Giovanardi, che in risposta ad una interrogazione dichiaro' a proposito del traffico illecito internazionale di armi e rifiuti:

“Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d’armi. (...) Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo”.

"Non si può sottovalutare l'allarme che suscitano queste rivelazioni e ancor di più i riscontri, in particolare riguardo alla contaminazione nucleare - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - Chiediamo che si proceda ad uno stop alla superficiale politica di riapertura all'energia nucleare, condotta da parte del governo con disinformazione e senza un vero ed aperto dibattito. La connivenza di strutture pubbliche nel traffico dei rifiuti radioattivi, infatti, aumenta ancor di più il senso di insicurezza, che già suscita un'energia che oltre ad essere particolarmente costosa è anche altamente pericolosa. E rende ancora più incomprensibile una scelta che va contro la volontà della maggioranza degli italiani."

17 Settembre 2009 - Scrivi un commento
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