L'Urlo

Il problema ambientale non si risolve con un dibattito

“Il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni”. Questa celebre battuta, pronunciata da Jean Renoir nel suo capolavoro La regola del gioco, diventa sempre più incombente in questi giorni. E molto, molto pericolosa in questi tempi di connubio simbiotico tra rincorsa al profitto e progresso tecnologico.

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di Giancarlo Simone Destrero


La costante affermazione del relativismo delle opinioni ci porta ad uno stato confusionale assoluto, sopratutto se si sposa acriticamente e nella totalità il presunto luogo comune democratico -che vede l’equiparazione di tutte le opinioni e gli interessi, con relativo rispetto più o meno ipocrita- in particolar modo l’abuso delle libertà che esso ci permette.

Io personalmente detesto la medietà dell’essere umano e, pur se ho passato diversi anni di ottenebramento filantropico e di illusoria fiducia umanitaria, oggi finalmente riesco ad intuire l’unica vera salvezza politica.

E’ certo vero che i cittadini potrebbero fare molto di più in termini di lotta all’inquinamento e di rispetto ambientale, invece che lamentarsi col governo come intercalare continuo, è vero che un’informazione eticamente corretta, che si prendesse cura di divulgare notizie utili, forse farebbe venire a conoscenza del problema una fetta di analfabeti culturali, ed è anche vero che una martellante pubblicità progresso su questi temi potrebbe smuovere qualche coscienza ancora scevra dal cancro della speculazione economica, ma in ogni caso tutto questo non basterebbe.

La natura, gli ecosistemi del nostro pianeta non vanno in parallelo con il tanto acclamato progresso culturale umano, ed il sistema ambientale, una volta alterato, non è un giochino palindromico che lo scientifico animale umano può gestire con i suoi tempi da annosa concertazione parlamentare.

E’ questione di salvare il fertile terreno dal quale tutte le meraviglie non antropiche sono nate e sul quale ogni forma culturale ha avuto inizio. Una questione, quindi, che rappresenta una sfida cruciale per il futuro, non esclusivamente legata alle mere beghe delle classi sociali umane, ma che assumerebbe i contorni di un compiaciuto ed ostentato sacrilegio se le parti più influenti di quel sistema culturale –ossia i responsabili di questo scombussolamento ecologico- non provassero subitaneamente a porvi rimedio.

La natura come perfezione ciclica di un’essenza inesplicabile, come ierofania. Ecco la sua sacralità violata. Quel meccanismo perfetto ed immutabile, perenne, alterato dal mistero culturale umano, che in questa folle distruzione, in questa masochistica vertigine mostra tutta la sua meschina essenza, tutta la sua insondabile impurità.

Gli animali non umani devono essere rispettati per questo, perché ancora facenti parte della meravigliosa forza vitale che si manifesta nella più svariate forme naturali e che perpetua la sua essenza in eterno, salvo imprevisti causati da improvvisati –previo tecnologia e libero mercato- dei, pericolosi come il loro dio di carta.

Rispettati ed amati, forse, tanto più si discostano da qualunque forma di antropomorfismo culturale. Se si vuole essere certi di limitare tangibilmente questo dannoso impatto ambientale, queste priorità vanno imposte, senza se e senza ma. Visto il lassismo che contraddistingue questi tempi, soprattutto nel nostro bel paese, questa sarebbe già una bella rivoluzione.

Stabilite queste priorità, quindi, a livello politico bisogna agire fermamente ed intransigentemente come se si fosse in guerra, perché stavolta il nemico – i poteri forti che si opponessero, le corporazioni e gli individui che per tornaconto personale fossero contrari a questi provvedimenti- la giustificherebbe.

Nell’attesa di conoscere il nome del prossimo inquilino della Casa Bianca, colui che ha poteri decisionali in grado di cambiare effettivamente i destini del mondo, qui in Italia siamo alla vigilia di nuove elezioni nazionali. Mi permetto di dare un consiglio: non si voti nessuno, se nessuno promette concretamente di fare queste cose, esplicando chiaramente i procedimenti ed i tempi.

29 Gennaio 2008 - Scrivi un commento
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