Arrivano le bottiglie di plastica biodegradabili

Ricicliamo solo il 23% delle bottiglie di plastica. Il resto? Finisce nelle discariche. La più grande ha due volte le dimensioni degli Stati Uniti: si estende dalle Hawaii al Giappone. Per questo la Planet Green Bottle Corporation ha messo a punto delle bottiglie di plastica biodegradabili.

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di Elisabeth Zoja


Discarica bottiglie plastica
Sono nate le bottiglie oxo-biodegradabili: "oxo" perché necessitano di ossigeno, calore e raggi UV per scomporsi. Finché si trovano negli scaffali sembrerebbe quindi garantita una resistenza alla scomposizione. Una volta gettate in fiumi e oceani ed esposte al sole comincia la decomposizione delle bottiglie. Appena i frammenti sono abbastanza piccoli, ha inizio la cosiddetta“biodigestione”.

La PGBC ha firmato un contratto con la Wells Plastics britannica, che conferma la biodegradabilità di queste bottiglie, garantendo che il processo sia quello naturale dei microbi, e che venga solo accelerato attraverso degli additivi. Non specifica, però, la durata della degradazione. I liquidi nelle bottiglie pare non vengano condizionati: esse sarebbero quindi adatte per contenere acqua, ma anche vini e superalcolici.

Queste bottiglie, inoltre, possono anche venir riciclate come quelle “normali”.

Viene però da chiedersi se non sarebbe più giusto incentivare il riciclo (fermo ad un quarto della plastica scartata) e il riutilizzo, piuttosto che inventare modi che rendano più semplice questo tipo di attività.

La stessa Associazione Nazionale per Risorse di Contenitori PET, che partecipa al progetto, ritiene più efficace il riciclaggio: dichiara che le bottiglie biodegradabili sono una soluzione di passaggio.


Discariche nel Pacifico
Il metodo più semplice per affrontare lo smaltimento della plastica rimane comunque la riduzione della produzione di rifiuti. Il consumo di acqua del rubinetto, ad esempio, eviterebbe la produzione - e di conseguenza lo scarto - di 1,7 milioni di tonnellate di bottiglie all’anno. L’Italia detiene il primato di maggiore consumatore d’acqua in bottiglia a livello mondiale, con 180 l/anno pro-capite, nonché quello di maggiore produttore, con oltre 280 marche.

Tutto ciò è paradossale se consideriamo che l’acqua imbottigliata non è necessariamente migliore. Anzi. “Le acque oligominerali hanno caratteristiche molto simili a quelle dell’acqua di rete che, in più, viene controllata pressoché giornalmente. Per contro, i contenitori usati, i processi di imbottigliamento, di trasporto e di stoccaggio delle bottiglie presentano diversi punti di criticità che possono influire in modo determinante sulla qualità del prodotto al consumo” (ARPAT, Mineracqua, Legambiente).

Per quel che riguarda bibite zuccherose come la Coca Cola, invece, anche il nostro corpo ci sarebbe grato se ne riducessimo il consumo.

Inoltre, le discariche di rifiuti mettono in pericolo la nostra salute come quella degli animali: più di un milione di uccelli e centomila mammiferi marini muoiono ogni anno a causa dei rifiuti di plastica. Marcus Eriksen, ricercatore presso la Marine Research Foundation, ha affermato che "quello che va in mare va in questi animali e finisce come cena nel nostro piatto."


Riempire una bottiglietta d’acqua invece che comprarne una nuova non costa niente, ma fa già una differenza. È questione di abitudine, di approccio al problema.

Quel che dovrebbe cambiare è la mentalità dell’“usa e getta” che, purtroppo, spesso è alla base della nostra società di consumo incontrollato.

2 Dicembre 2008 - Scrivi un commento
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