Consumo Etico

Cosmetici: il trucco è non torturare gli animali

In pochi sanno che il mondo della cosmesi è interessato da una procedura che prevede l’obbligo di testare su animali ogni singolo ingrediente utilizzato per la formulazione dei prodotti di cosmesi e di bellezza in genere. L’unica soluzione per evitare di acquistare prodotti testati su animali è quindi comprarli in erboristeria scegliendo quelli “cruelty free”.

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di Giovanna Di Stefano

Conigli in attesa di test
Conigli stabulati in attesa di essere sottoposti ai test cosmetici
Tutti (ma proprio tutti) i rossetti, i rimmel, i fard, le creme, i detergenti e in generale i prodotti per la cura del corpo che vediamo negli espositori delle comuni profumerie devono aver passato positivamente una serie di test di laboratorio.

Questi test sono finalizzati ad identificare i potenziali effetti negativi di specifiche sostanze chimiche e per legge devono essere eseguiti su animali. I malcapitati, in ambito cosmetico, sono in genere i conigli (la maggioranza), i topi, i cani o i gatti, i quali sono sottoposti a trattamenti molto crudeli per la frequente assenza di anestesia, a volte richiesta proprio dall’esperimento, altre volte per negligenza del vivisettore.

I metodi per identificare la tossicità sono diversi: da quelli sull’infiammazione della cute e degli occhi a quelli sugli effetti subacuti e cronici, sulla cancerogenesi (insorgenza di tumori) e sulla mutagenesi (comparsa di anomalie genetiche).

I test cosmetici consistono nel somministrare all’animale l’ingrediente da testare in dosi massicce. Quest’ultimo non viene applicato nel modo in cui lo faremmo noi utilizzando il rossetto o la crema, come ingenuamente si potrebbe pensare, cioè spalmandolo dolcemente sulla pelle dell’animale e tutt’al più facendogli un’energica frizione…

Purtroppo i metodi di somministrazione sono ben diversi: la sostanza viene applicata, in dosi concentrate, direttamente sulla superficie oculare dei conigli (Draize Test oculare), oppure sulla pelle (Draize Test cutaneo) dopo che questa è stata abrasa al vivo, oppure ancora inalata.

Coniglio vittima di test cutanei
Le sostanze da testate sono applicate in dosi concentrate direttamente sulla pelle
Per avere un’idea di quanto sia concentrata la dose basti pensare che molti animali ne muoiono e i sopravvissuti riportano gravissime ustioni e intossicazioni permanenti. I test in questione si basano sul concetto di individuare, dopo vari reiterati tentativi su gruppi di animali, la dose che ne determina la morte di una percentuale prestabilita. Per esempio una delle prove più comuni è l’LD 50 (Dose Letale 50%) che utilizza tra i 50 e i 60 animali ai quali viene introdotta a forza nello stomaco una sostanza per verificare quanta ne occorre per ucciderne la metà.

Questa sostanza può anche essere inalata sotto forma di gas: in questo caso si parla di LC50 (concentrazione letale 50%). Gli animali vengono lasciati soffrire fino a 2 settimane, nel corso delle quali accusano i seguenti effetti: vomito, diarrea, sanguinamento dagli occhi o dalla bocca, spasmi, convulsioni, soffocamento.

A questo punto si cerca, basandosi sul peso corporeo, di determinare la dose ottimale sicura per l’uomo. I metodi di trasposizione dei risultati sull’uomo e quindi i tentativi di predirne gli effetti su di noi sono rudimentali e approssimativi, quindi inaffidabili. L’unico risultato sicuro che emerge da questi test è l’effetto che la sostanza in questione produce sulla specie utilizzata, ma non su altre specie, tanto meno sull’uomo…

I risultati dipendono da età, sesso, specie utilizzata (addirittura i risultati cambiano utilizzando diversi ceppi della stessa specie), dieta, stato di salute, stabulazione e temperatura ambientale.

Dopo essersi documentati sulle pratiche di sperimentazione animale nel campo cosmetico, visto foto e filmati di animali sfigurati e sofferenti, sicuramente la parete della profumeria e la serie infinita di prodotti che la riempiono ben ordinati nei loro scaffali ci appariranno sotto una luce diversa.

Test cosmetici oculari sui conigli
Draize Test oculare
Tanta sofferenza per cosa? Per confezionare un’infinità di prodotti simili, ma non uguali: diversi quel tanto che basta per dire che sono unici, per poterli reclamizzare come tali, e dire che contengono la formula vincente e miracolosa anti-età.

Viene da chiedersi come sia possibile che per truccarsi o spalmarsi una semplice crema idratante si debba necessariamente contribuire a questo massacro infinito di animali, che si consuma silenziosamente, ogni giorno, tra le pareti dei laboratori delle case di cosmetici.

Benché come detto tutti i prodotti che troviamo in profumeria siano accomunati da questo macabro e triste iter di produzione vi è un altro genere di negozi – le erboristerie - dove, accanto ai cosmetici crudeli, se ne trovano anche di altri, assolutamente “cruelty free” (non crudeli, appunto) in quanto realizzati nel massimo rispetto di tutti gli esseri viventi. Dell’essere umano prima di tutto, in quanto sono prodotti di qualità e assolutamente sicuri, ma anche degli animali, ai quali non è stato torto nemmeno un capello. Infine dell’ambiente, perché si tratta di composizioni ottenute con erbe e piante, quindi a base di essenze naturali.

Le erboristerie offrono tra i loro prodotti quelli di ditte (Erbolario, D’Aymons, Helan, I Provenzali e molte altre visionabili nel sito www.consumoconsapevole.org) che utilizzano solamente ingredienti di base già validati, considerati sicuri, e quindi utilizzabili liberamente senza dover ricorrere alla sperimentazione animale.

Test cutaneo
Un'altra immagine di test cutanei
Le ditte “cruelty free” si impegnano così a non introdurre nessuna nuova sostanza nella formulazione della loro linea di prodotti. Potrebbe sembrare una restrizione a prima vista, ma se si pensa che sul mercato già esistono 15.000 sostanze disponibili, già pronte, collaudate e sicure, da poter utilizzare, si comincia a farsi un’idea di quanto sia immorale da parte delle (altre) ditte insistere a voler proporre ingredienti sempre nuovi, e incrementare la vivisezione, quando già ne esiste una gamma così vasta.

Il motivo per il quale le case di cosmetici sono sempre alla frenetica ricerca di nuove formule non sta nella volontà di ‘scoprire’ chissà quale crema dai poteri miracolosi, per il reale beneficio per il consumatore, ma sta in una mera tattica di marketing. Si mette a punto la nuova linea di shampoo a cui è stato cambiato solo il profumo per poter dire che è ‘nuovo’ (la classica dicitura ‘nuova formula’) e poter costruire la campagna pubblicitaria di lancio del nuovissimo e impareggiabile (!) prodotto. La Procter&Gamble è maestra in questa politica aggressiva di marketing e non a caso tristemente famosa proprio per contribuire in maniera massiccia all’industria della vivisezione.

La normativa che regola la sperimentazione animale ad uso cosmetico si sta lentamente evolvendo verso metodologie eticamente più accettabili, introducendo, gradualmente, il divieto ai test su animali, previa validazione di metodi alternativi. A partire dall’11 marzo 2009 (D.Lgs. 50/2005 che recepisce la Direttiva CE 2003/15) sarà vietata l'immissione sul mercato di prodotti cosmetici la cui formulazione finale, e i singoli ingredienti che la compongono, sia stata oggetto di sperimentazione animale, ad eccezione di tre tipi di test di tossicità, che rimarranno in vigore ancora fino al 2013.

Il coniglietto Icea Lav
Il logo Icea Lav, garanzia di cosmetici non testati su animali
Il rischio che quest’ultima data possa slittare è purtroppo un’ipotesi realistica, in quanto il bando completo previsto per il 2013 è subordinato alla validazione di tutti i metodi alternativi necessari, i quali hanno degli iter di approvazione estremamente lunghi e laboriosi.

Conviene quindi non fare troppo affidamento su questi traguardi legislativi bensì attrezzarsi per cominciare a prendersi cura del proprio corpo senza che questo comporti inutili sofferenze per tanti animali. E’ sufficiente individuare i prodotti ‘cruelty free’ e scegliere di rifornirsi solo da quelle aziende che si sono impegnate in una politica commerciale di tipo etico. Il marchio che rende riconoscibili i prodotti non testati è la dicitura “Stop ai test animali / Controllato ICEA per LAV ", spesso accompagnata dal logo di un coniglietto.

12 Febbraio 2009 - Scrivi un commento
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10 lettori hanno commentato questo articolo:
29/12/09 11:22, Andrea ha scritto:
Non credo che questa azienda "Wala" sia cruelty-free: non compare nelle liste che si sono auto-certificate o che sono state certificate.

29/12/09 09:05, giovanna ha scritto:
volevo solo far conoscere un'azienda tedesca da sempre "cruelty free" che si chiama wala e produce una linea che si chiama DR HAUSCKA molto buona.Sul sito c'è la spiegazione delle scielte etiche della società.Grazie
28/11/09 07:14, Elisa ha scritto:
Sulle diciture bisogna effettivamente stare molto accorti. La BioKap per es. sulla confezione della tintura per capelli inserisce la dicitura "Cruelty free Bios Line no ai test sugli animali" quando poi nel campioncino di crema in omaggio interno alla confezione riporta la dicitura "prodotto finito non testato sugli animali", un'evidente contraddizione fuorviante.
20/11/09 15:35, Elisa ha scritto:
Grazie per tutte le informazioni che ci offrite con questa rubrica.
19/11/09 04:07, Giovanna Di Stefano ha scritto:
Salve Andrea, infatti nel mio articolo io uso il termine 'cruelty free' riferendomi alla ditta, non al prodotto, solo per indicare quella categoria di ditte che hanno fatto una scelta un questa direzione; non ho mai scritto 'prodotti con la dicitura cruelty free', proprio perchè questa, al pari di 'prodotto non testato su animali' non ha alcun valore. Quello che bisogna guardare, come ho detto nell'ultimo paragrafo, è se questo prodotti riportano o meno “Stop ai test animali / Controllato ICEA per LAV ". Questi sono la categoria 'migliore' perchè le aziende di tali prodotti hanno passato una serie di controlli. Poi ce ne sono molte altre che non aderiscono a questo protocollo (“Stop ai test animali / Controllato ICEA per LAV ") ma che hanno fatto delle autodichiarazioni. Tutte sono riportae nel sito www.consumoconsapevole.org.
Che poi alcune di queste ditte, per loro scelta, abbiano deciso ANCHE di apporre una scritta 'cruelty free', un loghetto, ecc... questa è una loro decisione ma non aggiunge nulla.
Quindi per riassumere: le ditte buone sono quelle contenute nel sito citato, poi.. lì c'è scritto tutto!:)
ciao
Giovanna
16/11/09 05:38, Andrea ha scritto:
Sottoscrivo pienamente la replica di Giovanna Di Stefano.

Vorrei fare solo una precisazione: la dicitura "cruelty-free" spesso non basta, visto che è un termine molto generico di cui molte aziende abusano.

Per essere certi che il prodotto non incrementi la sperimentazione animale, occorre verificare se l'azienda produttrice aderisce allo standard (con certifiazione o autocertificazione).

La lista aggiornata costantemente è stata già segnalata in un commento precendente ma la riporto per comodità:

http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html
2/11/09 19:21, Giovanna Di Stefano ha scritto:
Gentile Elio Mignini,
Sono abbastanza sconcertata da quello che leggo in questa sua replica, non per il contenuto in sé, ma perché lei mi dice essere esperto del settore! In una cosa sono d’accordo con lei: quanto è dannoso diffondere falsità, ed è avvilente leggere questa sua mail di ‘esperto’ e leggere ..appunto delle cose non vere.
La dicitura ‘cruelty free’ che viene apposta sui alcuni prodotti, venduti, purtroppo, ancora solo nelle erboristerie, non è affatto fuorviante e si riferisce a requisiti BEN PRECISI che altri prodotti non hanno, ossia alla garanzia che quel prodotto contiene solo ingredienti già esistenti sul mercato, già testati anni addietro, considerati quindi commercializzabili e per questo motivo non soggetti più, per legge, ad alcun test su animali (in quanto il test è stato già fatto in passato, essendo obligatorio). Quel prodotto, a differenza di tutti gli altri (quelli delle profumerie, supermercati, ecc…) NON HA IN ALCUN MODO CONTRIBUITO ALLA VIVISEZIONE, nessun animale è stato TOCCATO per realizzarlo.
Spero sia chiaro.
Dal mio articolo tutto questo è spiegato, se lo avesse letto con attenzione.
La normativa che vieta la sperimentazione animale – a cui Lei si riferisce – riguarda ESCLUSIVAMENTE IL PRODOTTO FINITO!! Una cosa è il prodotto finito, per il quale il divieto di sperimentazione animale è stato introdotto nel 2004 in Europa, e nel 2005 in Italia, altra cosa sono gli ingredienti si cui si compone il prodotto finito.
LA DISCRIMINANTE TRA COSMETICO ‘cruelty free’ E COSMETICO CHE ALIMENTA LA VIVISEZIONE SI GIOCA PROPRIO SUGLI INGREDIENTI CHE LO COMPONGONO, NON CERTO SUL PRODOTTO FINITO. Il divieto introdotto nel 2004 tra l’altro si inseriva già in un contesto in cui quasi nessuna azienda praticava ormai il test su animali per il prodotto finito, dal momento che comunque non era obbligatorio e rappresentava un costo per l’azienda.
Le diciture VERAMENTE FUORVIANTI al contrario sono proprio quelle che si trovano riportate nelle confezioni di alcuni prodotti dei supermercati, delle profumerie, ecc dove si legge: ‘prodotto non testato su animali’. Quella sì che è una dicitura ingannevole perché si riferisce al SOLO PRODOTTO FINITO, mentre per gli INGREDIENTI non vi è alcuna garanzia! E la gente intanto ci casca…Per incrementare le vendite le aziende di cosmetici immettono costantemente sul mercato nuove formule, le quali contengono nuovi ingredienti: questi devono essere testati su animali, per legge. In questo modo si continua ad alimentare inutilmente la vivisezione. Ci sono già più di 10.000 ingredienti commercializzabili, perché non usare quelli e mettere la parola FINE alla vivisezione, almeno in ambito cosmetico?
Per sua informazione (credo veramente opportuna!) le riporto un pro memoria sulla normativa, che la pregherei di tener presente; alcune informazioni di base dovrebbero essere a conoscenza per lo meno da chi si occupa della materia.
Distinti saluti
Giovanna Di Stefano
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NOTA SULLA NORMATIVA-TEST COSMETICI SU ANIMALI:
------------
Dal 1976 è obbligatorio per legge sperimentare su animali tutti i nuovi ingredienti dei prodotti cosmetici. Non è possibile quindi commercializzare un cosmetico se i suoi ingredienti non sono prima testati su animali (Direttiva CEE 76/608).
Gli ingredienti usati prima del 1976 (inseriti nella “Positive List”) non occorre più testarli.
-------------
2004: Divieto di eseguire test su animali dei prodotti cosmetici finiti in Europa e divieto di commercializzare nell’Unione Europea prodotti cosmetici finiti che abbiano subito test su animali, quindi anche quelli prodotti dal mercato extra europeo. (Direttiva CE 2003/15)

Si riportano alcuni articoli della Direttiva da cui si evince chiaramente che i test su animali per i cosmetici sono, purtroppo, ancora in vigore:
(6) È oggi possibile garantire la sicurezza dei prodotti
cosmetici finiti sulla base delle conoscenze in materia di
sicurezza degli ingredienti che essi contengono. Disposizioni
che vietano la realizzazione di sperimentazione
animale per i prodotti cosmetici finiti possono essere
pertanto incluse nella direttiva 76/768/CEE. La Commissione
dovrebbe stabilire linee guida al fine di facilitare
l'applicazione, segnatamente da parte delle piccole e
medie imprese, di metodi che consentono di evitare il
ricorso alla sperimentazione animale per la valutazione
della sicurezza dei prodotti cosmetici finiti.
(7) La sicurezza degli ingredienti utilizzati nei prodotti
cosmetici potrà essere garantita progressivamente applicando
metodi alternativi che non comportino l'impiego
di animali, convalidati a livello comunitario approvati in
quanto scientificamente validi dall'ECVAM e tenendo nel
debito conto lo sviluppo della convalida in seno
all'OCSE. Dopo aver consultato il comitato scientifico
per i prodotti cosmetici e i prodotti non alimentari destinati
ai consumatori (SCCNFP) circa la possibilità di applicare
i metodi alternativi convalidati al settore dei
prodotti cosmetici, la Commissione dovrebbe pubblicare
immediatamente i metodi convalidati o approvati ritenuti
applicabili a detti ingredienti. Per raggiungere il
livello di tutela degli animali più elevato possibile
occorre fissare un termine entro il quale introdurre un
divieto definitivo.
(8) La Commissione dovrebbe fissare un calendario delle
scadenze in relazione al divieto di commercializzare
prodotti cosmetici, la cui formulazione finale, i cui ingredienti
o combinazioni di ingredienti siano stati testati su
animali, ed in relazione al divieto di tutti i test attualmente
effettuati, usando animali sino ad un termine
massimo di sei anni dall'entrata in vigore della presente
direttiva. Tenuto conto tuttavia del fatto che per gli esperimenti
concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva
e la tossicocinetica non sono ancora
allo studio metodi alternativi, è opportuno che il termine
massimo per il divieto della commercializzazione di
prodotti cosmetici per i quali tali test sono effettuati, sia
di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente
direttiva. Sulla base di relazioni annuali, la Commissione
dovrebbe essere autorizzata ad adattare il calendario
entro i rispettivi termini massimi di cui sopra.
(9) Un migliore coordinamento delle risorse a livello comunitario
contribuirà all'approfondimento delle conoscenze
scientifiche indispensabili allo sviluppo di metodi alternativi.
È fondamentale al riguardo che la Comunità
prosegua ed aumenti i suoi sforzi e prenda le misure
necessarie, segnatamente attraverso il Sesto programma
quadro istituito con la decisione 2002/1513/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio (1), per promuovere
la ricerca e la messa a punto di nuovi metodi alternativi
che non comportano l'impiego di animali.
----------------
Dal 16 aprile 2005 anche in Italia (D.Lgs. 50/2005) è vietata la realizzazione di sperimentazioni animali sui prodotti cosmetici FINITI.
Lo stesso D. Lgs stabilisce che:

-dall’11 marzo 2009 è vietata l'immissione sul mercato di prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto di sperimentazione animale, TRANNE che per quanto riguarda gli esperimenti concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica. La stragrande maggioranza degli animali utilizzati per i test cosmetici viene impiegata però PROPRIO per questi tre tipi di test.

-dall’11 marzo 2013 sarà vietata l'immissione sul mercato di prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto di sperimentazione animale (compresi gli esperimenti concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica). Purtroppo già si prevedono delle deroghe per il rispetto di questa data.

22/10/09 09:40, anonimo ha scritto:
Non capisco bene il concetto espresso dal signor Mignini.
Forse si riferisce ai test sul prodotto finito, ma non sono quelli l'oggetto dello Standard cruelty-free. Lo sono invece i test sugli ingredienti, come ben spiegato sul sito di VIVO:
http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free.html
Sui test sugli ingredienti ci sono spiegazioni chiare
alla pagina
http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/cosmetici_e_legislazione.html
Se non è questo l'oggetto della lettera , mi piacerebbe capire meglio cosa il signor Mignini vuole precisare.
Grazie
15/10/09 05:11, Elio Mignini ha scritto:
Ma perchè diffondete queste falsità? Come Past President e Responsabile della Formazione della SICC (Associazione Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche, associazione senza scopo di lucro di ricercatori del settore Cosmetico) sono obbligato a replicare brevemente a questa vostra nota. I Prodotti cosmetici sono gli unici prodotti del settore Chimico in cui è espressamente vietato dalla Legislazione Europea, recepita da moltissimo tempo in tutte le Nazioni della Comunità, l'uso di sperimentazione animale sui prodotti cosmetici; i prodotti di erboristeria, se vantano proprietà Cosmetiche, DEVONO attenersi alla stessa Legge ed è scorretto ed ingannevole nei confronti dei consumatori la dizione "cruelty free" nei termini da voi promossi per il canale Erboristeria che, da questo punto di vista e da quello della sicurezza dei prodotti, non rappresenta alcun vantaggio per i consumatori nei confronti degli altri canali che vendono prodotti coametici (Profumerie, Farmacie, GDO). La disinformazione o la cattiva informazione è quanto di più dannoso si possa fare nei confronti dei consumatori ed è veramente scoraggiante notare quanto sia facile distruggere con poche parole, spesso tendenziose ed interessate, quanto un'Associazione indipendente come la nostra, assolutamente non legata agli interessi industriali di categoria con la quale siamo spesso in disaccordo, cerca pazientemente di costruire con una corretta informazione ai nostri interlocutori principali che sono appunto i consumatori e le Associazioni che li rappresentano. Se siete in buona fede, vi prego di pubblicare questa precisazione. Grazie e Cordiali saluti,

Elio Mignini
14/2/09 14:05, Davide ha scritto:
Mi è piaciuto l'articolo, veritiero, per una volta qualcuno scrive cosa pensa con dati alla mano. Bisogna fermare questi esperimenti altamente nocivi agli altri esseri viventi.
Arianna Editrice
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