Benzina e natura: una combinazione vincente per il nostro futuro

Ricercatori americani hanno messo a punto uno studio in base al quale sarebbe possibile produrre benzina da prodotti di scarto di origine agricola, quali alberi, paglia e frumento.

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di Salvina Elisa Cutuli


In base ad alcuni studi messi a punto da un gruppo di ricercatori dell’università del Massachussets-Ahmerst, pubblicati sulla rivista Chemistry & Sustainability, Energy & Materials, sarebbe possibile produrre benzina dagli alberi.

Una rivelazione sconvolgente che potrebbe essere fraintesa. Cosa vuol dire, infatti, produrre benzina dagli alberi, o da rami secchi e paglia? Significa disboscare e distruggere intere foreste e con esse interi ecosistemi viventi nel loro interno?

Secondo gli studiosi, in realtà, il segreto sarebbe l’utilizzo di prodotti di scarto derivanti dalla paglia, dalla legna, dai cereali…. vale a dire tutti quei prodotti intesi come rifiuti del processo di lavorazione di alcuni alimenti che ogni giorno imbandiscono le nostre tavole.

Notizie su tale argomento non arrivano solo dall’altro lato del mondo ma anche dalla vicina Germania.

Infatti, nella cittadina di Freiberg, in Sassonia, lo studio americano sarebbe già stato messo in pratica ancora prima della sua pubblicazione, attraverso l’inaugurazione del primo impianto al mondo dove legname di scarto viene trasformato in carburante pronto per essere usato da qualsiasi motore a gasolio.

Viene da chiedersi se ricavare benzina da prodotti naturali non significhi maggiore inquinamento dovuto all’utilizzo di pesticidi, per facilitare e velocizzare la crescita dei prodotti che potrebbero essere utilizzati in questo processo, e quindi uno spreco maggiore di energia per l’irrigazione e l’uso di trattori.


La proposta americana depenna questo dubbio ammissibile ponendosi su un fronte totalmente opposto, che tiene conto di diverse tecniche che si basano sulla “flash pirolisi”, processo di decomposizione di materiali organici ottenuto mediante l’applicazione di calore in completa assenza di ossigeno. Secondo David Chiaramonti, docente di energie rinnovabili all'università di Firenze, “le biomasse , precedentemente disidratate e sminuzzate, vengono riscaldate molto velocemente in modo da rompere le molecole con lo choc termico. In questo modo si ricava un olio che sa di affumicato e che, dopo ulteriori trattamenti, può essere utilizzato come combustibile liquido”.

Per affinare questa tecnica ci vorrà ancora del tempo. Rimane dunque incerto l’impatto che questa nuova tecnologia possa avere nella risoluzione del problema.

Una cosa è certa, una produzione di benzina così “immaginata” permetterebbe di raggiungere quanto è stato predisposto dall’Unione europea entro il 2020. Per questa data infatti, su ogni dieci litri di carburante utilizzato uno dovrà venire dal mondo agricolo.

Sebbene per molti si tratta di un risultato irraggiungibile, in base ai calcoli dell’Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) dai quintali di legno scartati ricavati dai milioni di ettari di frutteti, uliveti e vitigni sparsi sul suolo italiano, si potrebbero ricavare circa 3,6 miliardi di litri di gasolio, di cui sebbene metà andrebbe persa durante il processo di trasformazione, il prodotto finale sarebbe equivalente a circa la metà dell' obiettivo fissato dall'Unione europea.

I tempi di attesa sono ancora un po’ lunghi, ma se è vero che la formula vincente per affrontare un problema così impervio potrebbe provenire da un diverso utilizzo del frumento, dell’orzo, e ancora dai frutteti, uliveti e campi di frumento siamo ben lieti di aspettare.

15 Maggio 2008 - Scrivi un commento
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