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Earth Hour: milioni di persone hanno votato per la terra

Centinaia di milioni di persone in più di 3929 città di 88 paesi hanno aderito alla campagna del WWF spegnendo le luci per un’ora intera dando un fortissimo segnale di interesse per il futuro del pianeta e un’adesione altrettanto forte a un’azione globale contro i cambiamenti climatici. La prima risposta arriva da Obama che ha convocato un vertice per affrontare i cambiamenti climatici.

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Ponte di Rialto
Ponte di Rialto
Un vero e proprio “voto” mondiale a favore della terra contro il riscaldamento globale con una decisa richiesta ai leader mondiali perché agiscano subito.

Questo in sintesi, il risultato dell’ora della terra per il WWF.

“Earth Hour ha dimostrato una reale volontà nelle persone di tutto il mondo per un’azione urgente contro il cambiamento climatico, e un mandato per i leader del pianeta per garantire un nuovo accordo sul clima a Copenhagen che definisca una efficace risposta globale – ha dichiarato James Leape, direttore generale del WWF Internazionale - Il nostro lavoro continua, perché nei prossimi otto mesi i leader del pianeta dovranno decidere come intenderanno affrontare questa sfida e dobbiamo, insieme, fare in modo che prendano le decisioni giuste.”

Il ‘testimone’ dell’attenzione sui problemi del riscaldamento globale infatti ora passa a Bonn: si apre oggi, sotto il ‘segno di Obama’, il primo round di negoziati sul clima (che terminerà l’8 aprile) in vista di un accordo globale sul clima da siglare durante la Conferenza di Copenhagen a dicembre. La strada verso il nuovo “climate deal” non sarà facile ma va fatto ogni sforzo affinché questo sia un accordo globale equo ed efficace, cioè in linea con le indicazioni di taglio delle emissioni suggerite dalla comunità scientifica. Per questo la pressione delle centinaia di milioni di persone che hanno partecipato a Earth Hour e dato il loro “voto” per la Terra continuerà a farsi sentire.

Per rafforzare il segnale appena raccolto da Earth Hour in tutto il mondo, all’inizio del meeting di Bonn il WWF, insieme agli Scout tedeschi, consegneranno simbolicamente i risultati di questo voto globale sotto forma di un’urna riempita di centinaia di milioni di “schede elettorali” a favore della Terra, a Yvo de Boer, Segretario Esecutivo del Trattato sui Cambiamenti Climatici dell’ONU (UNFCCC), e ai delegati governativi che partecipano ai negoziati.

“A Bonn i delegati dovranno mostrare le loro carte e lavorare per raggiungere il consenso in modo che, come programmato, a giugno ci sia la prima bozza di un accordo ambizioso e in linea con quanto indicato dalla comunità scientifica - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che seguirà i negoziati in Germania - Sarà essenziale definire le opzioni su adattamento e taglio delle emissioni, il ruolo delle risorse finanziare che i Paesi sviluppati impegneranno per favorire il taglio delle emissioni e l’adattamento nei Paesi in Via di Sviluppo, la spinta alla diffusione delle tecnologie pulite, le modalità per fermare la deforestazione. Occorre lavorare per salvare il Pianeta dalla più grave minaccia mai affrontata dall’umanità, e questa è la strada per risolvere anche altri gravi flagelli, a partire dalla povertà causata dalla crisi economica”.

La conferenza di Bonn è il primo di una serie di incontri intergovernativi in vista del nuovo trattato globale sul clima che sarà siglato nella Conferenza di Copenhagen a dicembre. Ed è anche il primo incontro del nuovo Governo degli Stati Uniti.

Destano speranza gli incontri del MEF (Major Economies Forum) che nascono sotto una chiara discontinuità con la precedente iniziativa di Bush con il MEM (Major Economies Meeting), e non solo per il cambio del nome. L'intento è chiaro: mentre Obama vuole creare un dialogo tra le nazioni e aiutare a generare la leadership politica necessaria per raggiungere un successo ai negoziati sul clima delle Nazioni Unite che si concluderanno a Copenaghen a dicembre, Bush voleva creare un percorso alternativo a quello multilaterale dell’ONU. E non è un caso che tra gli invitati del MEF ci sia la Danimarca, il paese che presiederà (in quanto ospitante) il Summit di Copenaghen.

“I Paesi industrializzati devono recuperare credibilità nel dimostrare una reale volontà di affrontare la sfida del cambiamento climatico, accettando di ridurre complessivamente le emissioni di almeno il 40% entro il 2020” conclude Midulla.

28 Marzo 2009 - Scrivi un commento
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