A estremi mali, mali rimedi?

Berlusconi stringe la mano a Sarkozy e si lancia nell’impresa di un ritorno al nucleare come soluzione alla crisi energetica e ambientale. Il ricorso a tale fonte era stato escluso tramite referendum popolare nel 1987, in seguito all’incidente di Cernobyl e una massiccia campagna ecologista. Ci sono buone ragioni per mettere in discussione questa decisione? Ha senso al giorno d’oggi scegliere il nucleare o è meglio sviluppare le fonti rinnovabili? Esperti, politici e ambientalisti ne hanno discusso a Terrafutura 2009.

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di Virginia Greco

centrale nucleare
A ventidue anni dal referendum che aveva eliminato per sempre (si pensava) il nucleare dalla rosa delle possibili fonti di approvvigionamento di energia per l’Italia, ci si ritrova oggi a parlare in termini concreti di costruzione di nuove centrali. Di fatto, a proporla come soluzione praticabile per l’attuale crisi energetica è il governo Berlusconi, con man forte della Francia da tempo paladina del nucleare. Gli ambientalisti, invece, restano contrari come lo erano in passato. Alcuni accusano questi ultimi di antiprogressismo e di atteggiamento da “guastafeste” (del resto il nucleare è presentato proprio come la festa del progresso, la panacea dei mali del secolo), ma le ragioni del “no” sono concrete e ben argomentate.

Del ritorno della minaccia del nucleare si è discusso (tra le tante cose) negli scorsi giorni a Firenze, durante Terrautura 2009, sesta edizione della mostra-convegno dedicata alle buone pratiche del vivere e del governare. In una tavola rotonda, in cui si sono avvicendati diversi esperti e politici, si è cercato di chiarire come, per quanto le tecnologie siano progredite e gli scenari politico-ecologici cambiati in questi venti anni, l’energia nucleare non rappresenti oggi una soluzione ai problemi ai quali la nostra società si trova a dover far fronte.

Sarkozy e Berlusconi
Sarkozy e Berlusconi negli scorsi mesi hanno stretto un patto per il rilancio del nucleare in Italia
“Le controindicazioni sono varie, in primo luogo il problema dello stoccaggio delle scorie e la presenza di radiazioni –anche se di bassa intensità - nelle vicinanze della centrale.” – afferma Massimo De Santi, primo tra gli esperti a prendere la parola durante la tavola rotonda. De Santi è un fisico specializzato in protezione dalle radiazioni nucleari e fisica sanitaria e ha lavorato come esperto di cooperazione internazionale presso il Ministero della ricerca scientifica e tecnologica.

Le scorie, per quanto occupino volumi ridotti, sono altissimamente radioattive e non sono riutilizzabili in alcun modo, “sono un reale rifiuto”. La riduzione di questi resti di processo è l’obiettivo primo della ricerca per la realizzazione di impianti di quarta generazione, i quali però “al momento non esistono, è tutto ancora ad un livello puramente teorico”.

Bisognerà approfondire ancora molto gli studi ed effettuare delle prove sul campo, ne segue che centrali di tal tipo sicuramente non potranno essere realizzate prima di vent’anni.

Protesta Greenpeace contro Nucleare
Sullo striscione di Greenpeace si legge "Nucleare= falsa soluzione. Più efficenza alle rinnovabili"
L’area intorno alla centrale, come sottolineato da De Santi, è interessata da radiazioni. Si tratta di emissioni di bassa intensità, quindi in sé non dannose: il problema però è la durata. Si è infatti scoperto che le basse dosi possono provocare grossi danni alla salute umana se l’individuo vi è esposto prolungatamente nel tempo, in quanto esse si accumulano negli anni più rapidamente di quanto l’organismo sia in grado di espellerle.

“Siamo dunque così in pericolo di vita da preferire il nucleare, e quindi la compromissione della nostra salute, alla scelta di una via alternativa?”, si domanda De Santi. “Direi proprio di no.”

“Il ricorso all’energia nucleare è tutt’altro che una soluzione a breve termine”, dichiara poi Mario Agostinelli, fisico e chimico, ex ricercatore dell’ENEA, dal 2005 consigliere alla regione Lombardia per Rifondazione comunista e attivo nel Forum Sociale Mondiale in campo energetico e ambientale. >“La realizzazione di un nuovo impianto nucleare necessiterebbe di: almeno due anni prima di individuare un sito che metta d’accordo tutti, o meglio, che raccolga meno proteste possibile; due o tre anni per realizzare tutti gli studi sul territorio e per il progetto della centrale in considerazione del sito scelto; cinque anni per la costruzione e la messa in opera dell’impianto. Ciò significa che prima di 10 anni dal momento in cui si dà il ‘via libera’ non si può disporre di energia. Inoltre” - continua Agostinelli - “la costruzione di una centrale comporta l’emissione di grandissime quantità di CO2, per bilanciare le quali essa (se di 1600MW) deve operare per 9 anni. Ne segue che prima di 18-19 anni l’impianto non è in grado di produrre effetti benefici sul bilancio di CO2 nell’ambiente, ossia di intervenire positivamente per ridurre i cambiamenti climatici. Lo scenario è dunque del tutto improponibile!”

>Paolo Cacciari, architetto, politico e giornalista (ha collaborato con numerose testate tra cui L’Unità), aggiunge altre questioni su cui riflettere nel valutare l’opportunità di una scelta nucleare.

nucleare
“In Italia il 90% delle imprese manifatturiere ha meno di cinque impiegati, si tratta quindi di aziende di piccole dimensioni, che non necessitano della potenza sviluppata da un impianto nucleare per essere alimentate”>. La maggior parte di esse può sostenersi tramite il ricorso all’eolico e al solare di auto-generazione. Per di più, afferma Cacciari, “le centrali necessitano di quantità enormi di acqua per il raffreddamento, che in Italia sarebbe difficile procurare. In Francia, al momento, quasi il 50% dell’acqua dolce di superficie è impiegata dalle strutture per il nucleare”. Nel nostro paese, poi, la configurazione naturale del terreno e quella architettonica dei centri abitati (soprattutto la grande densità di costruzioni) rende difficile l’individuazioni di siti in cui collocare impianti di così elevate dimensioni.

“Non si può poi trascurare che le materie prime (uranio e plutonio) impiegate dalle centrali stanno andando esaurendosi”, dichiara Gianni Naggi, responsabile per il PRC di ambiente, territorio e beni comuni nella Regione Piemonte. A questo si aggiunga che “dal nucleare si può ricavare solo elettricità, utilizzabile per alimentare gli impianti industriali e per l’illuminazione: si tratta di un sesto della domanda complessiva di energia. Il grosso della richiesta, in Italia, è data dai trasporti, che al momento impiegano combustibili fossili. Se si realizzasse il progetto proposto di costruire 4-5 nuove centrali si arriverebbe a soddisfare il 2% della domanda attuale di energia. Ne vale forse la pena?”

A fronte di tutto ciò, ancora una volta, appare molto più opportuno accrescere l’impiego di fonti alternative di energia, quali il sole e il vento, che non scarseggiano nel nostro Paese. Ad esse poi si possono aggiungere le maree e le biomasse. “Il nucleare è passato, obsoleto” afferma Naggi, “si deve pensare ad un sistema distribuito di generazione dell’energia che integri le varie fonti alternative”, tenendo conto della differente distribuzione nel territorio e della variabilità nell’arco della giornata.

Impianto eolico
L'eolico e il solare, specie se diffusi sul terriotorio, sono la vera soluzione al problema energetico
Secondo Paolo Cacciari “bisogna controbattere la campagna dell’attuale governo (basata su falsità e irragionevole ottimismo) tramite una controproposta concreta. Si deve cioè fornire un piano effettivo di costruzione e installazione di pannelli e turbine, individuando siti, dimensioni e costi, nella quantità necessaria a coprire la richiesta che si vorrebbe soddisfare con le nuove centrali nucleari. In tal modo si andrebbe a dimostrare come si possano raggiungere i medesimi obiettivi in maniera più rapida, più economica ed eco-compatibile”.

Passare quindi dalle parole e dalle tavole rotonde alle proposte concrete. “La nuova campagna non dovrà chiamarsi ‘No al nucleare’, bensì ‘Sì alle energie alternative’”, dice ancora Cacciari.

Non solo contrasto e polemica, dunque, bensì propositività e concretezza. Con le idee ben chiare.

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4 Giugno 2009 - Scrivi un commento
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