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Ma la risposta del Servizio Clienti è stata: “ Grazie dei commenti! “

Ritengo inutile commentare l’ operato di questo Customer Service, ma credo, invece, e fermamente, che sia utile riflettere su alcuni dati.

A In Italia il Decreto Ministeriale n. 500/94 regola la produzione e la commercializzazione degli alimenti per lattanti e bambini e attesta che sulle confezioni di questi prodotti devono essere apposte particolari indicazioni.
Ad esempio sulle etichette dei latti ( per lattanti ) deve essere specificata la superiorità dell’ allattamento al seno materno e non deve essere riportato nessun paragone con il latte umano.
Questo per evitare gravi danni alla salute dei bambini che, in caso di nutrizione nei primi mesi di vita con latte artificiale, molto difficilmente in seguito ne assumerebbero altri tipi.
Nel nostro caso, però, non parliamo di un alimento specifico per bambini, quindi non dovrebbe esserci l’ obbligo di nessuna indicazione supplementare.

B I bambini allergici o intolleranti, che per forza di cose non possono essere nutriti con latte umano o vaccino, devono assumere dei sostituti, ad esempio bevande a base di soia ( per legge può essere definito “ latte “ solo quello di origine animale ).
Il DPR 128/99 è una norma rivolta ad assicurare l'idoneità e l'innocuità degli alimenti per la prima infanzia, (Dir. U.E. 96/5) la quale sottolinea che "gli alimenti a base di cereali e gli altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini non devono contenere alcuna sostanza in quantità tale da poter nuocere alla salute".
Tale normativa stabilisce inoltre che "i prodotti (...), non devono contenere residui di singoli antiparassitari superiori a 0.01 mg/kg, né devono contenere prodotti geneticamente modificati."
Lo stesso decreto, però, precisa all'articolo 1.2 che "non si applica al latte destinato ai bambini", pur non specificando se per latte si intenda solo quello ottenuto da mammiferi o anche formule a base di soia.

Nonostante questa evidente ambiguità, il decreto in oggetto (altri Paesi europei hanno adottato legislazioni simili, che vietavano la presenza di OGM negli alimenti per bambini) ha tutelato i nostri figli fino al 2001, anno in cui il Governo Italiano ha deciso di fissare il limite di OGM anche in tali alimenti secondo i criteri stabiliti dalle direttive dell’ U.E.
La legislazione attualmente in vigore sulla presenza di OGM nei cibi, infatti, dopo numerose controversie e molti ripensamenti, limita allo 0,9% la soglia massima ammessa, ciò solo per ovviare ad eventuali contaminazioni di alimenti “ classici “ da parte di organismi GM.

Questa soglia si riferisce ad ogni singolo ingrediente e non al contenuto totale della confezione del prodotto, quindi garantisce quantità veramente molto basse.
Se cioè le bevande di soia hanno come ingredienti: acqua ( oltre il 90% ) e soia ( meno del 10% ), la legge intende che il massimo ammesso di OGM è lo 0,9% del 10% relativo alla soia ( 0,09% del totale ) e via dicendo se fossero presenti altri possibili ingredienti.
Tutti gli alimenti che contenessero quantità superiori di ingredienti OGM dovrebbero, sempre secondo la legge, segnalarlo in etichetta in maniera chiara ed inequivocabile.

La Francia e la Germania, al contrario dell’ Italia, non hanno modificato le loro leggi in vigore precedentemente al 2001, quindi continuano a vietare la presenza di OGM, anche quando siano al di sotto della soglia di tolleranza UE, negli alimenti per bambini

C Considerando quindi il fatto che la “ nostra “ bevanda di soia non può essere costituita da componenti OGM ( ma non si può escludere che potrebbe esserne contaminata ) dato che non ci sono in etichetta diciture in merito e che è assurdo pensare che un prodotto non formulato per i bambini francesi e tedeschi possa andar bene per quelli italiani, non ci resta che pensare che, per alcuni produttori ( fortunatamente non per tutti ), i bambini non sono tutti uguali:
è proprio vero che, come al solito, ci sono figli e figliastri!


(28/06/2005) - SCRIVI ALL'AUTORE


Conoscere cosa mangi è benessere

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