La Cia aderisce, con una serie di iniziative, a “Voler bene all’Italia”, che si svolge domenica prossima 8 maggio.
Il 90 per cento dei prodotti tipici, di qualità, legati al territorio provengono dai piccoli comuni italiani e il loro valore economico supera i 7,5 miliardi di euro l’anno. Ad evidenziarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori alla vigilia di “Voler bene all'Italia”, la Festa Nazionale della Piccola Grande Italia promossa da Legambiente e Anci per domenica prossima 8 maggio e alla quale ha aderito con proprie iniziative che si svolgeranno in tantissimi piccoli comuni del nostro Paese. Per domenica la Cia ha così dato vita a degustazioni di prodotti tipici e tradizionali, spettacoli, musica, sfilate storiche, giochi tradizionali, vendita di prodotti artigianali, visite a punti di interesse artistico e culturale, passeggiate in parchi naturali.
Ma nelle iniziative -avverte la Cia- a fare la parte del leoni saranno i prodotti tipici. Si va dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal culatello di Zibello al capocollo, alla soppressata di Calabria, dallo speck dell’Alto Adige al Lardo d’Arnad della Val d’Aosta, dal gorgonzola al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano, al Pecorino Romano e Sardo, dalla mozzarella di bufala campana al caciocavallo Silano, al carciofo romanesco, al radicchio rosso di Treviso, all’asparago bianco di Cimadolmo, dall’olio di oliva di Brisighella a quelli di Canino, del Cilento, della Riviera Ligure, della Sabina, dell’Umbria, delle Valli Trapanasi e della Terra di Bari, al pane casereccio di Genzano e di Altamura, al miele della Lunigiana.
D’altra parte, l’agricoltura italiana -sottolinea la Cia- è sempre più leader incontrastata in Europa in fatto di qualità e tipicità. Il nostro Paese ha, infatti, consolidato il suo primato con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine tutelata -Dop (Denominazione d’origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita)- con 149 riconoscimenti su un totale di 690, abbiamo ormai una quota pari al 21 per cento nel paniere europeo.
Prodotti che hanno la loro “patria” nei migliaia di piccoli comuni che rappresentano un patrimonio culturale e sociale, oltre che economico. Di qui il senso della partecipazione della Cia ad una manifestazione che punta a far conoscere e promuovere a turisti e visitatori le ricchezze naturali, culturali, agricole, enogastronomiche caratteristiche del nostro immenso patrimonio nazionale presente proprio in migliaia di piccoli Comuni. Infatti, le produzioni agricole tipiche locali -rileva la Cia- stanno diventando, specialmente per territori rurali in costante emarginazione, sempre più occasione di opportunità culturale, sociale ed economico.
Ma proprio perché la produzione agricola tipica è intimamente connessa con la storia e la tradizione locale, questa deve essere incoraggiata e favorita, a parere della Cia, attraverso una assunzione di responsabilità e di impegno da parte della pubblica amministrazione per una rivitalizzazione complessiva di tutte le componenti economiche essenziali allo sviluppo rurale: l’agricoltura, il commercio, l’artigianato, il turismo. Altri segnali significativi, secondo la Cia, mettono in risalto l’importanza che stanno assumendo i piccoli comuni. Se ad esempio si va a confrontare la popolazione residente in questi comuni nel censimento Istat tra il 1991 e il 2001, ci si accorge che si è registrato un aumento dello 0,83 per cento, un tasso doppio di quello nazionale.
Conoscere cosa mangi è benessere
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