Anche per i Marroni del Monfenera è in vista la Dop (Denominazione di origine protetta). Il governo ha, infatti, dato il suo parere favorevole. Ed ora è iniziato l’iter per il riconoscimento ufficiale da parte dell’Unione europea. Ad annunciarlo è la Cia (Confederazione italiana agricoltori), la quale ricorda che attualmente sono 153 le produzioni italiane ad origine controllata che rendono il nostro Paese leader in Europa in fatto di tipicità e qualità.
I Marroni del Monfenera -rileva la Cia- sono coltivati, prodotti e confezionati nel territorio della provincia di Treviso, in particolare nei comuni di Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Poderobba, San Zenone degli Ezzellini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia. La coltivazione dei Marroni del Monfenera - risale al periodo medievale, documentata da un atto del 1351 che ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Gran parte del prodotto veniva trasportato al mercato di Treviso e da questo, lungo il Sile, raggiungeva Venezia.
La tutela dei castagneti nell’area dei Marroni del Monfenera è confermata nelle fonti notarili dei secoli successivi, che denunciano alle autorità competenti i tagli abusivi dei castagneti o la presenza di animali da pascolo fuori stagione che compromettono la raccolta delle castagne.
Il “Marrone del Monfenera” veniva utilizzato come integrazione alimentare e prodotto di scambio per le famiglie residenti nell’area di coltivazione. Dal punto di vista culinario i marroni e le castagne sono utilizzati sotto varie forme: secche, bollite, arroste e come farina; vengono, inoltre, utilizzate per la preparazione del risotto, di varie minestre, abbinati ai fagioli, oppure per la preparazione di creme dolci, della polenta, e di biscotti. Infine, i fiori di castagno sono molto appetibili dalle api, che producono un miele dal caratteristico sapore e colore ambrato.
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