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SIAMO FRITTI? ALIMENTAZIONE TRA REALTA' E CAPRO ESPIATORIO
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Un antico detto orientale, riportato anche nel libro “L’arte della guerra”, suggerisce che, per riuscire in un attacco, è necessario fare baccano a Oriente e colpire a Occidente…
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di David Pizzonia
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La citazione che ho riportato nel sommario consiglia di agire in modo da prendere il “nemico” di sorpresa oppure, quando questi sia impegnato su un fronte, distogliere la sua attenzione con un diversivo. Allo stesso modo, sembra che ultimamente ci si stia comportando con il settore dell’alimentazione, utilizzandolo come capro espiatorio, attaccandolo, forse per distogliere l’attenzione da qualcosa d’altro…In tal sede, in particolare, porto come esempio un libro pubblicato da poco tempo, “Siamo fritti” di Mario Giordano (Mondadori).
Da una parte, soprattutto grazie alla copertina, il libro sembrerebbe promettere bene, soprattutto leggendo la frase che compare nella parte anteriore: ”truffe, inganni e altri veleni nel piatto e in quella posteriore: parlando di cibo sono davvero tanti quelli che ci mangiano…”.
Per quanto riguarda, invece, il contenuto del libro risulta essere più che altro un attacco, spesso ingiustificato e di notevoli dimensioni, a tutto ciò che è cibo o tratta di cibo, senza esclusioni.
Entrando nei particolari del testo, dopo una lunghissima rassegna di ciò che all’autore piace e all’autore fa schifo (parlando di alimentazione), si esordisce con un elenco di alcuni scandali alimentari degli ultimi anni (impattante) mischiato a relazioni di poca importanza, ma che nel contesto assumono la risonanza di grandi eventi.
Ad esempio, fra il discorso riguardante il caso del colorante Sudan (diffuso in molti alimenti e risultato poi cancerogeno) e quello relativo a mucca pazza, sono stati inseriti fraseggi sui coloranti e sugli aromi in genere (ma basta leggere gratis un’etichetta per scoprirli), sui consumi di acqua minerale e su episodi isolati di carenza di igiene che invece, amplificati, si trasformano in situazioni generali e danneggiano l’intero settore alimentare.
Genera confusione leggere che, insieme a critiche sui regolamenti, sui marchi di origine (DOP, DOC, IGP, ecc…) e sulle istituzioni creati per la tutela degli alimenti, vengono citati esempi che ne sottolineano, al contrario, l’utilità.
E’ curioso notare come il discorso/accusa sugli integratori sia affrontato con una foga tale proprio quando questi articoli iniziano a essere venduti nei supermercati a prezzi inferiori rispetto alle farmacie (a tutto vantaggio dei consumatori) ed è altrettanto curioso che, nonostante nel libro si parli di quasi tutto ciò che si mangia e si beve, non sia presente un solo paragrafo che tratti di farmaci, eppure molti di essi si mangiano e si bevono.
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E’ da sottolineare, inoltre, l’accanimento dell’autore contro l’agricoltura biologica, arrivando persino ad accusarla di poter essere annoverata fra le future cause di cancro: “se si continueranno a vantare i meriti (a suo dire inesistenti) del bio per poter vendere frutta e verdura a prezzi più alti”.
In realtà non c’è interesse da parte di nessuno a voler vendere la frutta a prezzi più alti, per il semplice motivo che ad ogni prezzo corrisponde un guadagno proporzionato e di certo alimentarsi con frutta e verdura sviluppate con pesticidi e antibiotici non è meglio dell’alimentazione bio.
L’autore inoltre paragona la frutta proveniente dalla Cina con quella nostrana, forse però per i consumatori non è importante solo il prezzo, ma anche la qualità.
Nel libro si accenna quindi alla presenza di aflatossine (tossine cancerogene prodotte da alcuni batteri) sui prodotti biologici, sebbene in realtà i controlli sanitari siano severissimi, come del resto ammette l’autore stesso quando scrive, poche righe dopo, riguardo al latte distrutto in Lombardia (ma allora che motivo c’è ad alzare questo polverone?).
A tal proposito si può far riferimento al “Rapid Alert System for Food and Feed – Report 2004” (il rapporto del sistema di allerta alimentare rapida) in cui si parla di aflatossine riscontrate sulla frutta secca (pistacchi, nocciole e fichi), peraltro non biologica, nel corso dell’anno passato.
A proposito di OGM, l’autore appare molto favorevole e infatti nel libro si legge addirittura che quello che un tempo si chiamava orticoltura adesso è detta modificazione genetica, ma fra un innesto o un incrocio e una modificazione genetica c’è qualche differenza…
Sarebbe stato forse opportuno citare nel libro non solo i pareri degli scienziati favorevoli agli OGM, ma anche quelli di scienziati di parere diverso.
Se anche gli OGM saranno gli alimenti del futuro, prima di sbandierarne la loro sicurezza, accertiamoci che sia veramente così: non basta confrontare i valori nutrizionali per dire che gli OGM sono equivalenti ai prodotti tradizionali (come invece si legge nel libro), i consumatori vogliono sapere se fanno male o no e non basta qualche test per verificare effetti che potrebbero rivelarsi dopo diversi anni e molte generazioni.
Quello che non si capisce è il perché molti, ultimamente, qualsiasi cosa succeda, se la prendono con l’alimentare, come nel caso di questo libro.
Negli ultimi anni sono aumentati (in alcuni casi raddoppiati) i prezzi di sigarette, benzina (+50% nell’ultimo anno), vestiti, scarpe, alberghi, stabilimenti balneari, viaggi, creme per il viso, rasoi da barba, mobili, bollette dei consumi domestici, abitazioni (sia affitti che acquisti), elettrodomestici, lavori artigianali e quant’altro, ma il capro espiatorio è sempre il settore alimentare.
La maggior parte dei solventi in commercio provoca gravissimi danni agli organismi e all’ambiente, è cancerogena e a volte anche mutagena (causa mutazioni genetiche) eppure viene utilizzata per la produzione di migliaia di sostanze che nessuno immaginerebbe (come gli insetticidi e i deodoranti per ambiente).
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Sulle confezioni di tetracloroetilene è apposta la dicitura: ”possibili effetti cancerogeni,prove insufficienti”.
Prove insufficienti? Ma cosa si aspetta a studiare gli effetti di questi prodotti?
Sapete cosa è il tetracloroetilene? Niente altro che il sostituto della vecchia trielina, la boccetta che quasi tutti avevano in casa fino a poco tempo fa. E sapete perché la trielina non è più in libera vendita? Perché è altamente cancerogena e sviluppa diossina…
Immaginate se sull’ etichetta di un Brunello di Montalcino domani trovaste scritto: “provoca il cancro”, cosa succederebbe? Forse, per assurdo, se ne venderebbe di più?
C’è poi da dire che la serie di controlli e provvedimenti elencati dall’autore nel libro sembra evidenziare il fatto che le truffe siano aumentate, ma in realtà tali dati possono significare semplicemente che le Autorità competenti siano divenute più efficienti e attive.
Consideriamo, ad esempio, il fatto che la mozzarella di bufala và degustata a temperatura ambiente, quasi calda (il frigorifero ne brucia il sapore), ma se in un negozio si prova a tenerla fuori dal banco frigo, ecco che viene subito notificata l’irregolarità e irrogata la conseguente multa (in alcuni paesi campani è invece possibile trovare questo prodotto DOP con l’etichetta che ne indica la conservazione fra 15 e 20 gradi centigradi). Può essere classificata questa come “truffa alimentare”?
Non bisogna parlare di truffa o di scandalo alimentare se viene trovato nel negozio sotto casa un vasetto di yogurt scaduto, quando di certo la vendita di un prodotto scaduto non giova né all’immagine né all’economia del negoziante al quale peraltro determinati articoli vengono regolarmente sostituiti dal produttore.
E’ inutile continuare a parlare del metanolo nel vino o del botulino nel mascarpone come se fossero fatti di cronaca attuali. L’informazione è un diritto sacrosanto dei consumatori, ma non spacciamo per cronaca quella che in realtà ormai è storia, anche se la storia insegna che ci sono fatti che si ripetono nel tempo.
Per concludere, è vero che esiste il problema della fame nel mondo, ma non credo che sia un sacrilegio degustare dell’ottimo Culatello di Zibello o del Lardo di Colonnata oppure qualsiasi altra specialità esistente sul mercato, per il solo motivo che costano tanto:
Ricordiamoci che il prezzo e la qualità “assoluti” non sono fondamentali, ma lo è per tutti i consumatori il giusto rapporto fra qualità e prezzo.
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(29/07/2005)
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