FIGLI E FIGLIASTRI. QUANDO LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI
Sembra che anche nelle etichette di alcuni prodotti alimentari si voglia fare qualche discriminazione "razziale". Ma vediamo come.
di David Pizzonia
Tutti i bambini del mondo dovrebbero essere tutelati allo stesso modo o perlomeno dovrebbero avere i medesimi diritti, ma i pensieri non coincidono sempre con la realtà, che a volte è molto, molto diversa.
I bambini di alcuni paesi del terzo mondo, ad esempio, non godono di quasi nessuno dei diritti fondamentali ( istruzione, alimentazione, salute ecc… ), compreso quello alla vita.

E’ agli occhi di tutti che i bambini del Congo o quelli del Brasile o ancora quelli della Thailandia non hanno il “ privilegio “ dei diritti che hanno invece i nostri bambini, quelli della Francia, della Germania o degli USA.
Meno evidente è il fatto che anche i bambini italiani non godono di diritti che invece spettano a quelli francesi e a quelli tedeschi.
Certamente mi riferisco a diritti, forse, molto meno importanti di quelli sopra citati, ma pur sempre diritti.
Sto parlando del diritto all’ informazione.

Ultimamente capita sempre più spesso di riscontrare irregolarità o semplici curiosità sulle etichette di alcuni prodotti alimentari, soprattutto su quelle che riportano in aggiunta all’ italiano traduzioni in altre lingue.
Su una confezione di bevanda alla soia attualmente in commercio, tanto per fare un esempio, sono presenti indicazioni in tre lingue diverse, per la precisione in italiano, in francese e in tedesco.
Mentre nella prima ( quella in italiano ) tali indicazioni si limitano ad una presentazione del prodotto, delle sue caratteristiche e delle modalità di conservazione, in entrambe le altre (quella in francese e in tedesco) è presente un’ avvertenza aggiuntiva che riporto testualmente in francese: Attention : … n’ est pas destinée aux enfants de moins de 12 mois.Consultez votre pédiatre. e che penso si possa tradurre all’incirca così (scusate eventuali imprecisioni che, però, non sviano dal senso della frase):
Attenzione : …( questo prodotto ) … non è destinato ai bambini di età inferiore ai 12 mesi.Consultate il vostro pediatra.

Penso che chiunque, dopo aver guardato l’etichetta ed aver letto questa frase, abbia il diritto di chiedersi se quella bevanda possa far male ( ai bambini ) o se quelle indicazioni si trovino lì solo per un eccesso di prudenza del produttore. In questo caso, però, sorge spontanea la domanda: “Perché usare prudenza solo per due Paesi ?”.

Avendo vissuto questa esperienza in prima persona, ed essendomi posto questa domanda, ho contattato immediatamente l’ Azienda produttrice, al fine di avere chiarimenti in merito, pensando perlopiù che quella avvertenza in italiano fosse stata omessa a causa di una svista.

Per fare più velocemente, ho inviato una e-mail.
L’ Azienda mi ha risposto dopo pochissimi minuti, dimostrando di avere un efficientissimo servizio clienti. La risposta è stata, però, meno soddisfacente.
Il Customer Service ( Servizio Clienti ), infatti, nella mail riportava che era loro convinzione che i genitori italiani fossero adeguatamente informati sugli alimenti idonei ai propri bambini nei primi dodici mesi di vita.

Da questa risposta, ho pensato fosse logico per chiunque dedurre che i genitori francesi e tedeschi non siano altrettanto informati in merito. Ma è mai possibile una cosa del genere?
Sotto il dubbio inquietante di questa seconda domanda, ho inviato un’altra e-mail all’ Azienda, in cui affermavo che, a mio parere, per quei tre Paesi le diciture in etichetta dovessero essere simili poiché simili sono gli abitanti. (Riferendomi in generale alle culture, agli usi e non alle persone).


Ma la risposta del Servizio Clienti è stata: “ Grazie dei commenti! “

Ritengo inutile commentare l’ operato di questo Customer Service, ma credo, invece, e fermamente, che sia utile riflettere su alcuni dati.

A In Italia il Decreto Ministeriale n. 500/94 regola la produzione e la commercializzazione degli alimenti per lattanti e bambini e attesta che sulle confezioni di questi prodotti devono essere apposte particolari indicazioni.
Ad esempio sulle etichette dei latti ( per lattanti ) deve essere specificata la superiorità dell’ allattamento al seno materno e non deve essere riportato nessun paragone con il latte umano.
Questo per evitare gravi danni alla salute dei bambini che, in caso di nutrizione nei primi mesi di vita con latte artificiale, molto difficilmente in seguito ne assumerebbero altri tipi.
Nel nostro caso, però, non parliamo di un alimento specifico per bambini, quindi non dovrebbe esserci l’ obbligo di nessuna indicazione supplementare.

B I bambini allergici o intolleranti, che per forza di cose non possono essere nutriti con latte umano o vaccino, devono assumere dei sostituti, ad esempio bevande a base di soia ( per legge può essere definito “ latte “ solo quello di origine animale ).
Il DPR 128/99 è una norma rivolta ad assicurare l'idoneità e l'innocuità degli alimenti per la prima infanzia, (Dir. U.E. 96/5) la quale sottolinea che "gli alimenti a base di cereali e gli altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini non devono contenere alcuna sostanza in quantità tale da poter nuocere alla salute".
Tale normativa stabilisce inoltre che "i prodotti (...), non devono contenere residui di singoli antiparassitari superiori a 0.01 mg/kg, né devono contenere prodotti geneticamente modificati."
Lo stesso decreto, però, precisa all'articolo 1.2 che "non si applica al latte destinato ai bambini", pur non specificando se per latte si intenda solo quello ottenuto da mammiferi o anche formule a base di soia.

Nonostante questa evidente ambiguità, il decreto in oggetto (altri Paesi europei hanno adottato legislazioni simili, che vietavano la presenza di OGM negli alimenti per bambini) ha tutelato i nostri figli fino al 2001, anno in cui il Governo Italiano ha deciso di fissare il limite di OGM anche in tali alimenti secondo i criteri stabiliti dalle direttive dell’ U.E.
La legislazione attualmente in vigore sulla presenza di OGM nei cibi, infatti, dopo numerose controversie e molti ripensamenti, limita allo 0,9% la soglia massima ammessa, ciò solo per ovviare ad eventuali contaminazioni di alimenti “ classici “ da parte di organismi GM.

Questa soglia si riferisce ad ogni singolo ingrediente e non al contenuto totale della confezione del prodotto, quindi garantisce quantità veramente molto basse.
Se cioè le bevande di soia hanno come ingredienti: acqua ( oltre il 90% ) e soia ( meno del 10% ), la legge intende che il massimo ammesso di OGM è lo 0,9% del 10% relativo alla soia ( 0,09% del totale ) e via dicendo se fossero presenti altri possibili ingredienti.
Tutti gli alimenti che contenessero quantità superiori di ingredienti OGM dovrebbero, sempre secondo la legge, segnalarlo in etichetta in maniera chiara ed inequivocabile.

La Francia e la Germania, al contrario dell’ Italia, non hanno modificato le loro leggi in vigore precedentemente al 2001, quindi continuano a vietare la presenza di OGM, anche quando siano al di sotto della soglia di tolleranza UE, negli alimenti per bambini

C Considerando quindi il fatto che la “ nostra “ bevanda di soia non può essere costituita da componenti OGM ( ma non si può escludere che potrebbe esserne contaminata ) dato che non ci sono in etichetta diciture in merito e che è assurdo pensare che un prodotto non formulato per i bambini francesi e tedeschi possa andar bene per quelli italiani, non ci resta che pensare che, per alcuni produttori ( fortunatamente non per tutti ), i bambini non sono tutti uguali:
è proprio vero che, come al solito, ci sono figli e figliastri!


(28/06/2005)